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Sui titoli di Stato occorre puntare ancora con estrema prudenza

Le recenti intese commerciali tra India, Stati Uniti e Unione Europea hanno contribuito a migliorare il sentiment sul fronte azionario, con benefici immediati per i settori maggiormente orientati all’export. Sul piano obbligazionario, tuttavia, il quadro resta più complesso: il rinvio deciso da Bloomberg Index Services dell’inclusione dei G-Sec nel Bloomberg Global Aggregate Index ha raffreddato le attese di afflussi esteri (stimati tra 10 e 25 miliardi di dollari) e ha generato un aumento dei rendimenti del decennale.

In questa fase, i G-Sec possono essere valutati solo all’interno di strategie emergenti ampiatamente diversificate per Paese e scadenza. I prossimi mesi saranno determinanti per due ragioni: la definizione operativa dell’accordo commerciale USA–India e le decisioni degli index provider sul percorso di indicizzazione dei bond indiani nei benchmark globali.

Ne ho parlato questa settimana su Plus24, l’inserto del Sole 24 Ore.

Giappone. Carry trade, bond e yen le nuove sfide per Takaichi

I mercati guardano al Giappone con un misto di entusiasmo e inquietudine. Nell’articolo di Plus24 intervengo per analizzare un punto chiave: la combinazione tra espansione fiscale, tassi in rialzo e yen volatile sta irrigidendo la curva dei rendimenti e aumentando il rischio di chiusure forzate dei carry trade. Con i JGB sopra il 2% e possibili nuovi rialzi BoJ, cresce anche la pressione sui bond occidentali. In uno scenario così instabile, la gestione del rischio valutario torna centrale per chi investe in asset nipponici.

Newsletter n. 13 – Gennaio 2026

Il primo numero del 2026 si apre con un’analisi su uno dei comparti meno trasparenti ma più rilevanti dell’ultimo decennio: private credit e shadow banking. Dopo anni alimentati da liquidità abbondante e ricerca spasmodica di rendimento, emergono oggi le prime crepe strutturali di un sistema che potrebbe diventare fonte di tensione nei prossimi cicli di mercato.

La sezione Educational entra nel cuore delle distorsioni operative con un approfondimento su spoofing e layering, pratiche elusive che agiscono nell’order book e alterano la percezione della domanda e dell’offerta.

Nella parte Insight, l’attenzione si sposta su temi di impatto concreto per investitori e famiglie: Bonus Casa ed Ecobonus, novità sulla previdenza complementare, il dibattito sulla forza (o fragilità) del dollaro e la maturazione normativa – più onerosa – del regime fiscale delle cripto-attività.

Chiude il numero una riflessione strutturata sulla crisi del 2008: non un evento improvviso, ma l’esito di squilibri progressivi e sottovalutati. Un richiamo alla memoria finanziaria come strumento di lettura del presente.

Settimana 22 Dicembre – 26 Dicembre 2025

La settimana festiva si apre in un contesto di apparente calma, ma con segnali di tensione latente che coinvolgono i principali blocchi economici globali, tra blackout statistici e manovre di politica monetaria strategica.

  • Inflazione USA e manovre della FED. Le lacune nell’ultimo dato inflazionistico statunitense alimentano il sospetto di una gestione accomodante volta a preparare il terreno per la prima riunione del 2026, mentre le numerose aste del Tesoro monitorano la tenuta della liquidità.
  • La crisi del modello industriale tedesco. Il DAX mostra una resilienza formale che contrasta con il declino strutturale dell’automotive e l’erosione del vantaggio competitivo energetico, spingendo il governo verso il reindirizzamento strategico via Deutschlandfonds e riarmo.
  • Rischi sistemici nel reddito fisso europeo. La forte esposizione delle assicurazioni tedesche a bond illiquidi e private credit, unita alla riforma pensionistica olandese dal 2026, minaccia di ridurre la domanda di bond ultra-long e innescare scenari di bear steepening.
  • La “Power War” tra USA e Cina. La competizione sull’intelligenza artificiale si sposta dai chip all’energia: Pechino consolida un vantaggio strutturale in capacità elettrica e costi, forzando gli Stati Uniti a puntare su infrastrutture domestiche e delocalizzazioni tattiche.
  • L’enigma della Bank of Japan. Il rialzo dei tassi ai massimi da 30 anni non ha scosso il carry trade, ma lo yen vicino a quota 160 e i rendimenti dei JGB a lungo termine segnalano un redde rationem soltanto rinviato alla primavera.

Titoli di Stato. Sui bond 2026 l’ombra dei fondi speculativi

Nel 2026 il mercato dei titoli di Stato dovrà assorbire volumi record di emissioni, mentre cresce la leva utilizzata dagli hedge fund nei basis trade su Treasury, Gilt e Bund—una combinazione che può amplificare ogni shock sui tassi. Nell’articolo di Plus24 intervengo per evidenziare il nodo centrale: non conta solo quanto debito verrà emesso, ma la capacità del mercato di rifinanziarlo in un contesto di minore liquidità e supporto delle banche centrali. Ne deriva un messaggio chiaro per gli investitori: prudenza sulla duration e attenzione alla stabilità degli emittenti.

Settimana 15 Dicembre – 19 Dicembre 2025

La settimana è dominata dalla Bank of Japan, vero baricentro dell’agenda macro e monetaria globale, con riflessi immediati sullo yen e sui mercati obbligazionari che condizionano l’intero scenario degli asset rischiosi.

  • La Bank of Japan come snodo globale per la liquidità. La decisione sui tassi e il linguaggio utilizzato da Tokyo possono segnare la fine dell’eccezionalismo monetario giapponese, innescando una normalizzazione dai riflessi sistemici su carry trade, funding globale e pricing del rischio.
  • L’azionario come scommessa sulla permanenza di tassi bassi. Le valutazioni attuali incorporano un costo del capitale strutturalmente compresso piuttosto che una crescita eccezionale, con l’intelligenza artificiale che funge da moltiplicatore narrativo per giustificare multipli elevati spostando in avanti la redditività attesa.
  • La fragilità strutturale del debito pubblico statunitense. Il cuore del rischio non è la dimensione del debito ma la sua dipendenza da rifinanziamenti continui a brevissima scadenza, un “maturity wall” che rende il sistema estremamente sensibile a piccoli movimenti dei tassi e alla tenuta delle entrate legate al regime tariffario.
  • L’oro come assicurazione fiscale contro la sfiducia sovrana. Mentre l’argento riflette la volatilità della leva finanziaria e della liquidità di breve periodo, l’oro si muove in anticipo sul ciclo fiscale come protezione contro la perdita di credibilità dei debiti pubblici in uno scenario di tassi compressi per necessità.
  • Crypto e Forex come canali di trasmissione rapida delle tensioni. Le criptovalute si confermano asset a leva implicita dipendenti dalla liquidità marginale, pronti a liquidare non appena il costo del funding risale, mentre il rafforzamento dello yen agisce da amplificatore per il deleveraging globale.

Newsletter n. 12 – Dicembre 2025

In questo numero affrontiamo con taglio critico e orientato alla pianificazione avanzata alcuni dei temi più discussi nel wealth management italiano: dal ruolo reale – spesso sovrastimato – delle polizze vita e delle unit linked nella fiscalità successoria, fino ai limiti nascosti dei portafogli apparentemente “ben diversificati”.

La sezione Insight allarga il campo alle grandi narrazioni di mercato: l’equilibrio instabile dell’intelligenza artificiale, la fragilità crescente del debito pubblico globale, l’illusione dell’arte come asset finanziario e le implicazioni fiscali delle partecipazioni trasferite in donazione.

Chiude il numero una Storia di Finanza dedicata a Una poltrona per due: un classico natalizio che, dietro la leggerezza della commedia, continua a offrire una delle lezioni più efficaci su dinamiche, emozioni e distorsioni dei mercati.

Dopo la Fed. Meglio Treasury dai 5 ai 10 anni. Pressione sugli asset illiquidi del private credit

Dopo il taglio dei tassi Fed e lo stop al Quantitative Tightening, i Treasury Usa a 5–10 anni tornano centrali nei portafogli. Crescono invece i rischi sugli asset illiquidi, dal private credit alle banche regionali, in un contesto di liquidità strutturalmente fragile e debito sempre più sotto osservazione.

Ne ho parlato questa settimana su Plus24, l’inserto del Sole 24 Ore.

Settimana 8 Dicembre – 12 Dicembre 2025

La settimana si apre in un clima di attesa per la riunione della Federal Reserve, con i mercati focalizzati sui dati macroeconomici globali necessari a decifrare le prossime mosse delle banche centrali.

  • Settimana pre-FED e navigazione al buio. L’agenda macro è densa di indicatori provenienti da Giappone, Cina ed Europa, utilizzati dagli operatori per calibrare le aspettative sui tassi d’interesse in un contesto di persistente incertezza sulla stabilità della liquidità globale.
  • Vulnerabilità dell’azionario e il caso OpenAI. Nonostante l’apparente ottimismo, settori come semiconduttori e banche mostrano segnali di surriscaldamento; il rapporto HSBC su OpenAI evidenzia un modello di crescita dai costi sproporzionati rispetto ai ricavi, mentre la FED potrebbe stimolare correzioni tecniche per riequilibrare i mercati monetari.
  • L’obbligazionario come mina antiuomo del sistema. La BIS e la Bank of England lanciano l’allarme sull’uso eccessivo dei titoli di Stato come collaterale per strategie di leva finanziaria, esponendo il sistema a rischi sistemici improvvisi, con il Regno Unito e la Germania in primo piano per l’aumento delle emissioni di debito.
  • Geopolitica delle valute e il messaggio a Pechino. La revoca delle sanzioni a Lukoil e l’emissione del “panda bond” russo rivelano la crescente dipendenza di Mosca dallo yuan; Washington agisce strategicamente per limitare l’influenza cinese, mentre le banche centrali accumulano oro per proteggersi dal rischio di congelamento dei capitali.
  • Weaponization delle materie prime e terre rare. La Cina consolida il controllo sulle catene di fornitura strategiche, preparandosi ad applicare all’Europa lo stesso schema di pressione imposto alla Russia, mentre gli USA ridisegnano le alleanze globali per contrastare l’egemonia tecnologica e difensiva di Pechino.

Settimana 1 Dicembre – 5 Dicembre 2025

La settimana si apre in un clima di incertezza macroeconomica, dominata dall’attesa per il rilascio dei dati sull’inflazione e sull’occupazione negli Stati Uniti, che potrebbero determinare le prossime mosse della Federal Reserve.

  • Lo shutdown statunitense e il “data freeze”. Il prolungato stallo politico negli USA continua a bloccare la pubblicazione di indicatori fondamentali, costringendo gli investitori a navigare a vista in un contesto di scarsa visibilità statistica.
  • L’Hindenburg Omen e i segnali di allarme azionario. Il riaccendersi di questo indicatore tecnico segnala forti tensioni sotto la superficie del rally azionario, con una breadth di mercato in contrazione e un McClellan Oscillator pesantemente negativo che suggeriscono prudenza.
  • La crisi di liquidità e il ruolo del TGA. Il conto del Tesoro presso la FED ha raggiunto livelli record, drenando liquidità dal sistema bancario e spingendo le riserve sotto la soglia di sicurezza, con potenziali rischi di bank run per gli istituti regionali.
  • Il deterioramento del credito e l’esposizione al CRE. L’aumento delle insolvenze nel settore immobiliare commerciale e l’abuso della contabilità “PIK” nel private credit mascherano un deterioramento strutturale che ricorda le dinamiche della crisi del 2008.
  • L’Europa tra crisi industriale e dipendenza energetica. Il collasso del settore chimico e automobilistico, unito ai bassi stoccaggi di gas in Germania, espone l’Eurozona a nuovi shock geopolitici e a una de-industrializzazione accelerata.
  • L’asse dollaro-yen e il futuro di Bitcoin. Il breakout tecnico dello yen mette a rischio i carry trade globali, mentre Bitcoin danza intorno a soglie critiche, indeciso tra il ruolo di bene rifugio digitale e asset ad alta volatilità.