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Previdenza complementare: il tetto alla deducibilità sale a 5.300 euro, ma la decorrenza va letta con attenzione

27/01/2026

Previdenza complementare: il tetto alla deducibilità sale a 5.300 euro, ma la decorrenza va letta con attenzione

Valentina Fabiano

Il Disegno di legge di bilancio 2026 interviene, in modo puntuale ma significativo, sulla disciplina della previdenza complementare, ritoccando uno dei principali incentivi fiscali previsti dal decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252. In particolare, viene innalzato il limite annuo di deducibilità dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari, che passa da 5.164,57 euro a 5.300 euro.

La modifica è contenuta nelle disposizioni approvate dal Senato il 23 dicembre e ora all’esame finale della Camera. Si tratta di un intervento circoscritto, ma che si inserisce nel solco di una linea ormai consolidata: preservare, attraverso la leva fiscale, l’attrattività del secondo pilastro previdenziale in un sistema pubblico sempre più sotto pressione.

Il nuovo limite di deducibilità

L’intervento riguarda l’articolo 8, comma 4, del D.Lgs. 252/2005. Il nuovo tetto di 5.300 euro rappresenta il limite massimo entro il quale i contributi versati alle forme pensionistiche complementari possono essere dedotti dal reddito complessivo ai fini IRPEF.

Rientrano in questo plafond:

  • i contributi versati direttamente dal lavoratore;
  • quelli sostenuti dal datore di lavoro o dal committente;
  • i contributi dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali.

Resta quindi invariata l’impostazione di fondo del sistema: la deducibilità opera in modo unitario, indipendentemente dal soggetto che materialmente effettua il versamento, purché il beneficiario finale sia una forma pensionistica complementare.

Il coordinamento con la disciplina dei lavoratori di prima occupazione

Il Disegno di legge interviene anche sul comma 6 dell’articolo 8, relativo ai lavoratori di prima occupazione successiva al 31 dicembre 2006. Per questi soggetti il legislatore ha previsto, sin dall’origine, una disciplina speciale che consente di recuperare negli anni successivi la deducibilità non utilizzata nei primi cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, entro limiti più elevati rispetto a quelli ordinari.

L’innalzamento del tetto generale rendeva necessario un coordinamento tecnico di questa norma, al fine di evitare disallineamenti applicativi e di preservare la coerenza complessiva del meccanismo agevolativo. L’intervento non altera la logica di fondo della disciplina speciale, ma ne aggiorna i riferimenti quantitativi.

La questione della decorrenza

È su questo punto che occorre maggiore attenzione. Nei dossier parlamentari si afferma che l’innalzamento del limite di deducibilità opera con riferimento al periodo d’imposta 2026. Tuttavia, gli stessi documenti segnalano un possibile profilo di coordinamento temporale, poiché una disposizione generale contenuta nel medesimo intervento normativo prevede, in via ordinaria, l’efficacia delle modifiche a partire dal 1° luglio 2026.

In assenza del testo definitivo coordinato e di eventuali chiarimenti applicativi, il dato normativo va quindi letto con prudenza: l’aumento del tetto è previsto, ma la sua esatta decorrenza temporale potrebbe richiedere un chiarimento ufficiale, soprattutto ai fini della corretta applicazione in dichiarazione dei redditi.

Un segnale più che una svolta

Dal punto di vista quantitativo, l’incremento del limite – poco più di 135 euro rispetto alla soglia precedente – non è destinato a modificare in modo sostanziale i comportamenti previdenziali. Il suo significato va colto piuttosto sul piano sistemico.

Il legislatore ribadisce, ancora una volta, che la previdenza complementare è considerata una componente strutturale dell’equilibrio previdenziale futuro e che gli incentivi fiscali restano lo strumento privilegiato per favorirne la diffusione. Al tempo stesso, emerge con chiarezza come continui a mancare una riforma organica capace di incidere in modo più profondo sulla partecipazione e sull’adeguatezza delle prestazioni future.

Considerazioni finali

L’innalzamento del limite di deducibilità a 5.300 euro non rappresenta una svolta, ma conferma una direzione. In un contesto di carriere sempre più frammentate e di pensioni pubbliche tendenzialmente meno generose, la previdenza complementare resta uno degli snodi centrali della pianificazione finanziaria di lungo periodo.

Proprio per questo, al di là del singolo ritocco normativo, il tema centrale rimane la consapevolezza: conoscere le regole, comprenderne le opportunità e inserirle in una strategia coerente è oggi molto più rilevante dell’entità, pur importante, dell’incentivo fiscale di turno.

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