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Stagflazione: perché oggi torna a far paura e quali fattori possono alimentarla
16/09/2025
Stagflazione: perché oggi torna a far paura e quali fattori possono alimentarla
Massimiliano Silla
Negli ultimi anni le parole “inflazione” e “recessione” sono tornate al centro del dibattito economico. Ma esiste una combinazione ancora più temuta: stagflazione, una situazione in cui l’economia frena mentre i prezzi continuano a salire. Un paradosso che mette in difficoltà governi, banche centrali, imprese e risparmiatori.
Cos’è la stagflazione
La stagflazione unisce stagnazione economica e inflazione elevata. Di solito, quando la crescita rallenta, anche i prezzi tendono a raffreddarsi. In questo caso, invece, accade l’opposto: il PIL resta debole, la disoccupazione può salire e nel frattempo il costo della vita aumenta. Il termine fu coniato nel Regno Unito negli anni ’60 e divenne famoso nel decennio successivo, quando le crisi petrolifere portarono a un’impennata dei prezzi energetici e a un blocco della produzione industriale.
Le cause di una trappola economica
Alla base di un episodio di stagflazione troviamo spesso shock dell’offerta: un improvviso aumento dei costi energetici o interruzioni delle catene di approvvigionamento fanno salire i prezzi e, nello stesso tempo, rallentano la produzione. Anche politiche monetarie e fiscali troppo espansive possono contribuire: liquidità abbondante e spesa pubblica elevata spingono la domanda, ma se la capacità produttiva è limitata l’inflazione prende il sopravvento mentre la crescita resta anemica.
I rischi per famiglie, imprese e mercati
Questo scenario è insidioso perché colpisce su più fronti. L’inflazione erode il potere d’acquisto: stipendi e risparmi perdono valore reale, e chi vive di reddito fisso fatica a mantenere lo stesso tenore di vita.
Per le imprese, costi crescenti e domanda debole comprimono i margini e riducono la propensione a investire. Le banche centrali, nel frattempo, si trovano davanti a un dilemma: alzare i tassi per domare l’inflazione rischia di aggravare la stagnazione; lasciarli bassi può far radicare le aspettative di prezzi alti.
I mercati, infine, diventano più volatili. Azioni e obbligazioni tradizionali possono soffrire contemporaneamente, mettendo alla prova anche i portafogli più prudenti.
Le tensioni globali di oggi: benzina sul fuoco
Nel contesto attuale, guerre commerciali e conflitti militari amplificano i rischi di inflazione e shock dell’offerta. Tra i fattori più rilevanti:
- Energia e materie prime
- Aumenti o interruzioni nell’offerta di petrolio e gas, dovuti a sanzioni o attacchi a infrastrutture, spingono in alto i costi di produzione e trasporto.
- Blocchi o restrizioni sulle esportazioni di metalli industriali e terre rare, fondamentali per elettronica e batterie, possono far lievitare i prezzi lungo l’intera catena produttiva.
- Catene globali di approvvigionamento
- Dazi e barriere commerciali creano colli di bottiglia, aumentando i costi dei beni intermedi e finali.
- Eventuali chiusure di rotte strategiche – come quelle del Mar Rosso o dello Stretto di Taiwan – allungano i tempi di consegna e rincarano le spedizioni.
- Cibo e fertilizzanti
- Conflitti in aree chiave per grano e cereali, o restrizioni su fertilizzanti come l’urea, possono far salire rapidamente i prezzi alimentari.
- Eventi climatici estremi, come siccità o alluvioni, aggravano le tensioni e i costi.
- Mercato del lavoro
- Guerre e migrazioni forzate riducono la disponibilità di manodopera in alcuni settori, facendo salire i salari.
- Le richieste di aumenti per compensare l’inflazione possono innescare una spirale salari-prezzi.
- Politiche economiche e valutarie
- Sanzioni finanziarie e controlli sui capitali possono far aumentare i costi di finanziamento e indebolire alcune valute, importando inflazione.
- Sussidi e spesa pubblica eccessiva, se mal calibrati, possono sostenere la domanda e alimentare nuovi rincari.
Siamo davvero a rischio?
Gli ingredienti non mancano: tensioni geopolitiche, rincari energetici, catene di fornitura sotto stress, pressioni salariali. Sono tutti elementi che ricordano i presupposti della stagflazione degli anni ’70. Tuttavia la situazione non è ancora compromessa: le decisioni delle banche centrali, la capacità di diversificare le fonti energetiche e gli investimenti in produttività possono ancora fare la differenza.
In conclusione, la stagflazione non è solo un termine da manuale di economia: è una possibilità concreta quando tensioni geopolitiche e guerre commerciali riducono l’offerta e alimentano l’inflazione. Comprendere questi meccanismi e preparare strategie di investimento adeguate è oggi più che mai essenziale per proteggere il patrimonio e affrontare con lucidità le sfide dei mercati globali.