Quando si parla di futuro e pensione, una delle domande più frequenti è:
“Di quanti soldi ho bisogno per avere un’integrazione mensile stabile?”
È una domanda legittima, ma anche più complessa di quanto sembri. Perché tra “avere bisogno” e “avere a disposizione” esiste un passaggio intermedio spesso frainteso: quello delle simulazioni previdenziali.
In particolare, può capitare che venga presentato un numero che dovrebbe rappresentare l’obiettivo di risparmio per ottenere una certa entrata mensile in età avanzata. Ma da dove nasce quella cifra? E soprattutto: è reale, è garantita, è posseduta?
In ambito previdenziale e assicurativo si utilizzano strumenti di calcolo che stimano quante risorse servirebbero oggi per garantire una determinata entrata periodica in futuro. Si tratta di modelli attuariali, cioè costruzioni basate su previsioni di vita, tassi d’interesse e durata dei pagamenti.
Questa cifra — che potremmo chiamare valore teorico di copertura — non rappresenta un capitale disponibile, ma una stima necessaria per progettare un’integrazione alla pensione.
Consideriamo il caso di Paolo, 67 anni, che desidera ricevere 900 euro al mese, a partire da subito, per tutta la vita o, al massimo, fino ai 90 anni.
Si tratta di una rendita vitalizia: verrà erogata ogni mese solo se Paolo sarà ancora in vita. Il piano prevede quindi fino a 276 rate mensili (23 anni × 12 mesi), ma non tutte verranno necessariamente pagate, perché la durata dipenderà dalla sua effettiva longevità.
Se ci limitassimo a moltiplicare i 900 euro per le 276 rate, otterremmo 248.400 euro. Ma questo valore è puramente teorico: non tiene conto del fatto che i pagamenti futuri vanno attualizzati (ovvero scontati per tener conto del tempo) e ponderati per la probabilità che Paolo sia vivo ogni mese.
Utilizzando le tavole di sopravvivenza maschili ISTAT 2024 e un tasso tecnico annuo dell’1%, il calcolo attuariale restituisce un risultato molto diverso: circa 166.700 euro.
Questa è la cifra che oggi servirebbe, secondo le ipotesi utilizzate, per offrire a Paolo la rendita desiderata.
Quella cifra non corrisponde a un “conto in banca” o a una somma già accantonata. È il frutto di una simulazione che serve per pianificare, non per illudere.
Confondere una stima teorica con un capitale reale può generare due errori opposti:
In un percorso di pianificazione previdenziale, stimare il valore necessario per ottenere una certa rendita è utile. Ma lo è solo se si chiariscono le ipotesi alla base del calcolo:
Queste variabili possono cambiare notevolmente l’importo necessario. Ecco perché è fondamentale affiancare alla cifra una spiegazione semplice ma rigorosa.
Sapere “quanto servirebbe” è solo il primo passo. Quello che conta davvero è costruire nel tempo un patrimonio reale capace di avvicinarsi a quell’obiettivo. Attraverso strumenti previdenziali, investimenti coerenti, scelte graduali ma costanti.
La stima teorica della rendita serve come bussola. Ma è il capitale effettivo — presente o futuro — a determinare se si potrà davvero vivere con serenità nella terza età.
OCF n. 2425 del 19/03/2024
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