Alla fine degli anni ’90, una parola nuova si faceva strada nel vocabolario quotidiano: Internet. Sembrava la nuova frontiera del progresso, destinata a rivoluzionare tutto — dalla comunicazione al commercio, fino alla finanza. L’entusiasmo per la “nuova economia” digitale fu così potente da innescare una delle più grandi bolle speculative della storia: la bolla dot-com. Scoppiata nel 2000, questa crisi finanziaria travolse il mercato azionario e portò al fallimento centinaia di aziende tecnologiche. In questo articolo raccontiamo cos’è stata la bolla dot-com, perché è scoppiata e cosa ci ha insegnato.
Prima di addentrarci nel caso specifico, capiamo il concetto. Una bolla speculativa si verifica quando i prezzi di un’attività finanziaria (azioni, immobili, criptovalute, ecc.) crescono rapidamente ben oltre il loro valore reale, spinti dall’euforia degli investitori. Il meccanismo è spesso lo stesso: ottimismo, aspettative irrealistiche, acquisti a catena… fino a che qualcosa rompe l’incantesimo. A quel punto, inizia una fuga generale che fa crollare i prezzi, lasciando molti investitori con pesanti perdite.
Alla metà degli anni ’90, con la diffusione del World Wide Web, molti iniziarono a credere che Internet avrebbe cambiato il mondo — e in effetti lo ha fatto, ma non nei tempi e nei modi previsti allora. Si pensava che qualsiasi azienda che mettesse la parola “.com” nel proprio nome avrebbe avuto successo.
In quel clima di euforia:
Le borse, in particolare il NASDAQ (indice americano fortemente tecnologico), iniziarono a salire in modo vertiginoso. Tra il 1995 e il marzo 2000, il NASDAQ passò da circa 1.000 a oltre 5.000 punti: un aumento del +400%.
Nel marzo 2000 si toccò il picco. Poi, senza preavviso, qualcosa cambiò. Gli investitori iniziarono a farsi domande:
Il mercato si rese conto che molte dot-com avevano speso milioni per “crescere” senza avere entrate reali. Il panico prese piede. Gli investitori iniziarono a vendere in massa, e i titoli tecnologici crollarono.
Il NASDAQ, nel giro di due anni, perse circa il 78% del suo valore, tornando sotto i 1.200 punti nel 2002. Alcuni esempi simbolici:
Lo scoppio della bolla dot-com fu un terremoto:
La Federal Reserve (la banca centrale americana) fu costretta a tagliare i tassi d’interesse per stimolare l’economia, decisione che a sua volta contribuì — anni dopo — alla formazione di un’altra bolla: quella immobiliare.
La bolla dot-com ci ha lasciato insegnamenti fondamentali, ancora attuali:
Oggi, nel mondo delle criptovalute, dell’intelligenza artificiale o delle SPAC (Special Purpose Acquisition Companies), alcuni vedono analogie con la bolla dot-com. Sebbene il contesto sia diverso, l’entusiasmo tecnologico e l’eccesso di aspettative continuano a essere trappole ricorrenti per gli investitori.
La bolla dot-com non fu solo un errore collettivo: fu il prezzo di una transizione epocale. Internet ha davvero trasformato il mondo, ma la strada è stata lunga, piena di illusioni e cadute. Comprendere la storia della bolla dot-com aiuta a guardare con maggiore lucidità i trend finanziari odierni, distinguendo tra progresso reale e semplice moda passeggera.
Come ogni bolla, anche quella del web ha lasciato dietro di sé rovine… ma anche le basi di una nuova economia.
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