Quando Warren Buffett, considerato uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, definì un certo rapporto tra Borsa ed economia “probabilmente il miglior indicatore singolo del livello di valutazione generale del mercato”, la comunità finanziaria lo battezzò Buffett Indicator.
Oggi questo indicatore è spesso citato da analisti e media come bussola per capire se il mercato azionario di un Paese — in particolare quello statunitense — sia gonfiato oltre misura o ancora in territorio di valore ragionevole.
Come si calcola
Il Buffett Indicator è la semplice divisione tra:
Capitalizzazione di mercato totale delle società quotate / PIL nominale del Paese
Il risultato si esprime in percentuale. Ad esempio, un rapporto del 120% significa che il valore totale delle società quotate è pari al 120% del PIL.
Come si interpreta
L’idea di Buffett è intuitiva: in un mercato “in equilibrio” il valore delle aziende quotate non dovrebbe discostarsi troppo dalla dimensione dell’economia reale che le sostiene.
Storicamente, per gli Stati Uniti, si è osservato che:
Alla data di scrittura di questo articolo, 13 agosto 2025, il Buffet Indicator è a 212,3%.
Valori molto elevati non garantiscono un imminente crollo, ma segnalano che il mercato sta “correndo” più velocemente dell’economia reale.
A cosa serve
Il Buffett Indicator non è uno strumento di trading rapido, ma un indicatore macro di lungo periodo. È utile per:
Peculiarità e criticità
Come ogni indicatore, anche questo ha limiti importanti:
In sintesi
Il Buffett Indicator è come un termometro: non dice quando arriverà la febbre, ma segnala se il corpo — il mercato — sta scaldando troppo. È un utile punto di riferimento per capire il contesto generale in cui ci si muove, ma non sostituisce analisi più approfondite sui singoli titoli o settori.
OCF n. 2425 del 19/03/2024
P. IVA 10577390585