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Insights

Certificati di investimento: cosa sono, come funzionano e come sceglierli

11/08/2025

Certificati di investimento: cosa sono, come funzionano e come sceglierli

Massimiliano Silla

Negli ultimi anni i certificati di investimento sono diventati sempre più diffusi anche tra i risparmiatori privati. Si tratta di strumenti finanziari versatili, in grado di adattarsi a diversi obiettivi e profili di rischio, che combinano caratteristiche tipiche delle azioni, delle obbligazioni e delle opzioni.

Che cosa sono i certificati

In termini tecnici, i certificati sono derivati cartolarizzati, ovvero contratti finanziari “impacchettati” all’interno di un titolo negoziabile sui mercati, proprio come un’azione. Sono emessi da banche o altre istituzioni finanziarie, che si impegnano a rispettare le condizioni indicate nel prospetto informativo, ossia il documento che ne descrive funzionamento, rischi e scenari possibili.

Ogni certificato può includere componenti differenti, tra cui:

  • esposizione al rialzo e/o al ribasso di un sottostante (come un’azione, un indice o una materia prima);
  • distribuzione di cedole periodiche (coupon);
  • possibilità di rimborso anticipato;
  • protezione totale, parziale o condizionata del capitale;
  • premi aggiuntivi a scadenza.

Questa flessibilità permette di creare combinazioni molto varie di rendimento e rischio, ma comporta anche la rinuncia ai dividendi distribuiti dal sottostante durante la vita del certificato.

Come funzionano

Acquistare un certificato equivale, di fatto, a investire in una combinazione di opzioni finanziarie (contratti che danno il diritto di comprare o vendere un sottostante a un prezzo stabilito). Alcune di queste opzioni sono “standard” (plain vanilla), altre “esotiche”, cioè con clausole particolari. Tra le più diffuse ci sono le barrier option, che proteggono il capitale finché il sottostante non scende sotto una determinata soglia (“barriera”).

Un esempio tipico è il Bonus Certificate: offre un rendimento minimo a scadenza, a patto che il sottostante non tocchi la barriera prefissata. Se la barriera viene superata, la protezione svanisce e il certificato seguirà fedelmente l’andamento del sottostante.

I vantaggi dei certificati

Tra i principali punti di forza:

  • possibilità di accedere a strategie sofisticate con un solo strumento;
  • quotazione su mercati regolamentati (in Italia SeDeX ed EuroTLX);
  • presenza di un market maker che garantisce liquidità;
  • ampia gamma di sottostanti e strutture di rendimento;
  • fiscalità semplificata rispetto ad altri strumenti.

Come sceglierli

L’acquisto di un certificato segue in genere cinque fasi:

  1. Individuare la propria visione di mercato (rialzista, ribassista o neutrale) su una determinata asset class.
  2. Selezionare il sottostante (es. singole azioni, indici azionari, materie prime).
  3. Definire il rendimento atteso e la tolleranza al rischio.
  4. Scegliere la tipologia di certificato più adatta, valutando parametri come scadenza, barriere, cedole e possibilità di rimborso anticipato.
  5. Monitorare e riequilibrare se si possiedono più certificati in portafoglio.

Le principali tipologie

L’Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento (ACEPI) classifica i certificati in quattro macro-categorie:

  1. A capitale protetto – garantiscono il rimborso del capitale a scadenza (se acquistati in collocamento e detenuti fino alla fine).
  2. A capitale condizionatamente protetto – protezione valida solo se non viene superata una determinata barriera.
  3. A capitale non protetto – replicano l’andamento del sottostante senza garanzie di rimborso.
  4. A leva – amplificano i movimenti del sottostante, sia al rialzo che al ribasso.

All’interno di ciascuna categoria esistono ulteriori varianti, come i certificati autocallable (rimborso anticipato in certe condizioni), short (guadagno in caso di ribasso del sottostante) o quanto (protezione dal rischio di cambio).

Le variabili che influenzano il prezzo

Il valore di un certificato può variare nel tempo in funzione di diversi fattori:

  • Volatilità: più il sottostante è volatile, maggiore sarà il prezzo di alcune tipologie di certificati, ma per quelli con barriere elevate la volatilità può ridurne il valore.
  • Tempo: il passare dei mesi influisce sul prezzo, soprattutto se il certificato include opzioni sensibili alla scadenza.
  • Tassi di interesse: possono incidere sulla componente opzionale del certificato.
  • Dividendi: non incassati direttamente dall’investitore, ma utilizzati per strutturare il prodotto.
  • Correlazione tra più sottostanti: in caso di “basket” di titoli, minore correlazione significa maggiore diversificazione e minore volatilità complessiva.

Conclusioni

I certificati di investimento rappresentano una soluzione flessibile per chi cerca strumenti in grado di adattarsi a diversi scenari di mercato, offrendo potenzialmente protezione del capitale o rendimenti condizionati. Tuttavia, la loro struttura può essere complessa e richiede comprensione delle clausole, consapevolezza dei rischi e valutazione attenta dell’emittente, poiché il rimborso dipende anche dalla sua solidità finanziaria: in caso di fallimento, l’investitore potrebbe perdere interamente il capitale investito.

Non sono prodotti “per tutti”, ma, se scelti e gestiti correttamente, possono diventare un tassello interessante in un portafoglio ben diversificato.

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