Skip to main content

Insights

11 settembre 2001: Attacco alle Torri Gemelle, Finanza Globale e Ombre di Speculazione

09/08/2025

11 settembre 2001: Attacco alle Torri Gemelle, Finanza Globale e Ombre di Speculazione

Massimiliano Silla

Il 2001 resterà nella memoria collettiva come l’anno in cui il terrorismo colpì il cuore finanziario degli Stati Uniti. L’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre non fu solo un dramma umano e geopolitico: ebbe ripercussioni immediate e profonde sui mercati globali. La Borsa di New York rimase chiusa per quattro giorni, e alla riapertura subì uno dei crolli più violenti della storia recente. Ma oltre alle reazioni post-attentato, un’altra storia – più oscura e controversa – si intreccia con quei giorni: quella delle anomalie finanziarie registrate nei giorni e nelle ore precedenti agli attacchi.

Reazione immediata dei mercati: il trauma finanziario

Alla riapertura del NYSE il 17 settembre 2001:

  • Dow Jones: –684 punti in un giorno (–7,1%), il peggior calo mai registrato fino ad allora.
  • Nasdaq: –6,8%, con i titoli tecnologici in caduta libera.
  • Settori colpiti: aviazione, turismo, assicurazioni.
  • Settori “rifugio”: difesa, sicurezza, intelligence.

Nei giorni successivi, la Federal Reserve tagliò i tassi di 50 punti base e iniettò massicce dosi di liquidità per evitare un collasso sistemico.

Anomalie prima dell’attacco: dati, volumi e tempistiche sospette

Già dal 6 settembre 2001, alcuni analisti notarono volumi di scambi fuori scala su specifici titoli legati in modo diretto agli eventi:

  • United Airlines (UAL): il 6 settembre, tre giorni prima dell’attacco, il volume di opzioni put fu quattro volte superiore alla media mensile.
  • American Airlines (AMR): il 10 settembre, vigilia dell’attacco, si registrarono volumi di put venti volte superiori alla norma.
  • Morgan Stanley: uno dei maggiori inquilini del World Trade Center, ebbe un incremento anomalo di opzioni ribassiste.
  • Marsh & McLennan: la compagnia assicurativa, anch’essa con uffici nelle Torri, registrò movimenti sospetti.

Secondo un rapporto della University of Illinois e dell’Autorità di Regolamentazione del Mercato di Chicago (CBOE), tali volumi erano statisticamente improbabili in condizioni normali e suggerivano informazioni privilegiate.

Le inchieste ufficiali e il loro esito controverso

La SEC (Securities and Exchange Commission) avviò un’indagine, affiancata dall’FBI. Il rapporto ufficiale concluse che:

“Non sono state trovate prove conclusive di insider trading direttamente collegato ad Al Qaeda o ai responsabili degli attacchi.”

Tuttavia, non tutti gli investigatori concordarono.

Il “9/11 Commission Report” minimizzò il peso di queste transazioni, spiegandole come coincidenze o operazioni di copertura.

Molti studiosi indipendenti contestarono questa versione, ritenendo che l’inchiesta fosse stata condotta in modo troppo ristretto, senza seguire piste che potevano collegare intermediari finanziari internazionali a reti di intelligence.

Ipotesi di complotto: chi poteva sapere?

L’ipotesi centrale dei teorici del complotto è che alcuni operatori finanziari abbiano ricevuto informazioni privilegiate e abbiano scommesso sul crollo di specifici titoli. Le principali teorie si articolano in tre filoni:

  1. Reti terroristiche con appoggi nel sistema finanziario
    • Alcuni rapporti della Bundesbank e dell’intelligence tedesca ipotizzarono che contatti finanziari di Al Qaeda potessero aver operato tramite intermediari europei e svizzeri.
    • Si parlò di transazioni passate per banche come AB Brown, il cui ex dirigente esecutivo, A.B. “Buzzy” Krongard, sarebbe poi diventato direttore esecutivo della CIA.
  2. Coinvolgimento indiretto di servizi segreti occidentali
    • Secondo Michael C. Ruppert, ex investigatore della polizia di Los Angeles e autore di Crossing the Rubicon, le operazioni sospette sarebbero state condotte da soggetti legati a reti di intelligence USA e alleate, utilizzando informazioni interne non per prevenire l’attacco, ma per trarne profitto.
    • Queste tesi si inseriscono nella narrativa della “false flag”: l’idea che l’attacco sia stato lasciato accadere o orchestrato per giustificare guerre in Afghanistan e Iraq.
  3. Finanza opaca e circuiti offshore
    • Molte operazioni di opzioni put furono collegate a conti presso filiali offshore, protette da segreto bancario.
    • Secondo studi dell’Università di Zurigo, il tracciamento completo dei beneficiari finali fu “impossibile per mancanza di cooperazione internazionale”.

Il nodo irrisolto: casualità o premonizione finanziaria?

A distanza di oltre vent’anni, non esiste una “pistola fumante” che colleghi direttamente i movimenti sospetti agli attentatori. Tuttavia:

  • I volumi anomali restano un dato oggettivo.
  • La chiusura frettolosa delle indagini e la mancanza di trasparenza alimentano i sospetti.
  • Il tempismo delle operazioni è difficilmente spiegabile senza ipotizzare informazioni preliminari sugli eventi.

Conclusione: il 9/11 come spartiacque della finanza di crisi

L’11 settembre 2001 ha segnato non solo l’inizio della “Guerra al Terrore”, ma anche un cambio di paradigma nei mercati: la volatilità improvvisa come opportunità, la speculazione su eventi catastrofici come strategia, e un intreccio sempre più stretto tra finanza, intelligence e geopolitica.

In quell’ombra – dove la statistica incontra il segreto di Stato – resta una domanda aperta:

qualcuno aveva previsto il crollo finanziario dell’11 settembre… o qualcuno lo ha pianificato per guadagnarci?

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo:

Richiedi informazioni

Hai bisogno di una consulenza?