Il 2001 resterà nella memoria collettiva come l’anno in cui il terrorismo colpì il cuore finanziario degli Stati Uniti. L’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre non fu solo un dramma umano e geopolitico: ebbe ripercussioni immediate e profonde sui mercati globali. La Borsa di New York rimase chiusa per quattro giorni, e alla riapertura subì uno dei crolli più violenti della storia recente. Ma oltre alle reazioni post-attentato, un’altra storia – più oscura e controversa – si intreccia con quei giorni: quella delle anomalie finanziarie registrate nei giorni e nelle ore precedenti agli attacchi.
Alla riapertura del NYSE il 17 settembre 2001:
Nei giorni successivi, la Federal Reserve tagliò i tassi di 50 punti base e iniettò massicce dosi di liquidità per evitare un collasso sistemico.
Già dal 6 settembre 2001, alcuni analisti notarono volumi di scambi fuori scala su specifici titoli legati in modo diretto agli eventi:
Secondo un rapporto della University of Illinois e dell’Autorità di Regolamentazione del Mercato di Chicago (CBOE), tali volumi erano statisticamente improbabili in condizioni normali e suggerivano informazioni privilegiate.
La SEC (Securities and Exchange Commission) avviò un’indagine, affiancata dall’FBI. Il rapporto ufficiale concluse che:
“Non sono state trovate prove conclusive di insider trading direttamente collegato ad Al Qaeda o ai responsabili degli attacchi.”
Tuttavia, non tutti gli investigatori concordarono.
Il “9/11 Commission Report” minimizzò il peso di queste transazioni, spiegandole come coincidenze o operazioni di copertura.
Molti studiosi indipendenti contestarono questa versione, ritenendo che l’inchiesta fosse stata condotta in modo troppo ristretto, senza seguire piste che potevano collegare intermediari finanziari internazionali a reti di intelligence.
L’ipotesi centrale dei teorici del complotto è che alcuni operatori finanziari abbiano ricevuto informazioni privilegiate e abbiano scommesso sul crollo di specifici titoli. Le principali teorie si articolano in tre filoni:
A distanza di oltre vent’anni, non esiste una “pistola fumante” che colleghi direttamente i movimenti sospetti agli attentatori. Tuttavia:
L’11 settembre 2001 ha segnato non solo l’inizio della “Guerra al Terrore”, ma anche un cambio di paradigma nei mercati: la volatilità improvvisa come opportunità, la speculazione su eventi catastrofici come strategia, e un intreccio sempre più stretto tra finanza, intelligence e geopolitica.
In quell’ombra – dove la statistica incontra il segreto di Stato – resta una domanda aperta:
qualcuno aveva previsto il crollo finanziario dell’11 settembre… o qualcuno lo ha pianificato per guadagnarci?
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