Nel turbolento scenario economico globale odierno, l’argento sta rapidamente uscendo dall’ombra dell’oro per diventare uno degli asset più strategici e controversi al centro di dinamiche speculative, industriali e geopolitiche. Non è più solo materia prima per gioielli o oggetto di trading marginale sui mercati: l’argento sta diventando protagonista di un cambio di paradigma.
A differenza dell’oro, che funge principalmente da riserva di valore e asset rifugio, l’argento ha una natura “dual use”, che lo rende essenziale tanto nel comparto industriale quanto in quello speculativo. Le sue proprietà fisiche – conduttività elettrica e termica, malleabilità, resistenza alla corrosione – lo rendono irrinunciabile per diversi settori:
• Transizione energetica: è elemento chiave nella produzione di pannelli solari, dove rappresenta fino al 10% del costo dei materiali.
• E-mobility: è presente in ogni veicolo elettrico, soprattutto nei circuiti e nei componenti elettronici.
• High-tech: serve nella produzione di chip e semiconduttori, rendendolo cruciale per il comparto AI e digitale.
La domanda industriale è in costante crescita e, secondo l’Silver Institute, ha raggiunto nel 2024 un massimo storico di oltre 600 milioni di once, trainata da energie rinnovabili, elettronica di consumo e investimenti in infrastrutture. Tuttavia, l’offerta non tiene il passo.
• Messico (circa 200 milioni di once)
• Cina
• Perù
• Cile
• Australia
• Stati Uniti
• India
• Germania
• Giappone
• Corea del Sud
Molti Paesi ad alta intensità tecnologica e industriale non dispongono di riserve minerarie, rendendo l’approvvigionamento vulnerabile a tensioni logistiche e geopolitiche.
Come evidenziato nell’analisi pubblicata da Mauro Bottarelli, l’argento è anche uno dei mercati più manipolati del comparto derivati. Per anni, il prezzo spot è stato compresso artificialmente al di sotto della soglia “psicologica” dei 35 dollari per oncia, considerata una linea Maginot dalle bullion banks per evitare il “re-rating” strutturale dell’asset.
Oggi però, questa barriera è stata infranta: nelle ultime settimane si è registrato un breakout fino a 40 dollari l’oncia, alimentato dalla scarsità di titoli ETF da prestare per posizioni short e da una crescente posizione netta lunga sui future del COMEX. È la fine di una compressione durata decenni?
Un altro elemento di distorsione del mercato è la crescente narrativa secondo cui la Russia starebbe accumulando argento per tamponare gli effetti delle sanzioni occidentali. Dopo aver annunciato nel settembre 2024 di voler diversificare le proprie riserve con metalli alternativi, tra cui proprio l’argento, oggi si punta il dito contro Mosca come presunto artefice del rally.
Il rischio è che si attivi la macchina sanzionatoria o regolatoria contro i mercati dei metalli, con restrizioni alle esportazioni, modifiche ai contratti futures e tentativi di ingegnerizzazione del prezzo. Tutto questo potrebbe però avere un effetto boomerang, spingendo gli investitori verso l’asset proprio a causa delle sue implicazioni “strategiche”.
Storicamente, l’argento ha avuto una volatilità ben maggiore dell’oro. Dopo aver toccato quasi 50 dollari l’oncia nel 2011, in scia alla crisi finanziaria globale e alla politica monetaria ultraespansiva, ha poi subito una lunga fase di ritracciamento.
Negli ultimi anni, tuttavia, la crescente consapevolezza del suo ruolo nell’economia “green” e nella tecnologia, unita a dinamiche di offerta e manipolazioni sempre più evidenti, ha riacceso l’interesse anche degli investitori istituzionali.
Nel medio termine, l’argento potrebbe beneficiare di:
• Crescita strutturale della domanda industriale, soprattutto da energia solare, EV e AI.
• Tensioni geopolitiche che incentivano l’accumulo di riserve strategiche.
• Riduzione delle scorte fisiche e difficoltà di esplorazione mineraria.
• Debolezza strutturale delle valute fiat e ritorno alla domanda di asset reali.
Tuttavia, permangono rischi:
• Volatilità estrema, spesso amplificata da leva finanziaria e operazioni sui derivati.
• Manipolazioni sistemiche, che possono frenare il reale processo di “price discovery”.
• Normative emergenziali, come restrizioni sugli ETF o controlli sulle esportazioni.
L’argento non è più solo un metallo prezioso secondario: è un termometro della transizione energetica, della fragilità sistemica dei mercati derivati e della nuova guerra fredda finanziaria. Per chi investe, rappresenta un’opportunità, ma anche un rischio elevato, da valutare attentamente all’interno di un portafoglio ben diversificato.
OCF n. 2425 del 19/03/2024
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